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Premio Tocco dall'Anima
Taggia 2019

VITTORIO SGARBI

Estratto da Youtube.
Osservando le opere di maggior impegno accademico, interessanti poichè esprimono, aldilà dell´inventività, lo studio e l´applicazione per perfezionare una certa tecnica, spiccano in una dimensione americana i quadri di Sergio Veglio

 

Corriere di Torino e della Provincia
venerdì 11 maggio 1990

VITTORIO BOTTINO

Non sappiamo quanto il nostro pubblico possa essere catturato dall´iperrealismo che negli Stati Uniti, dove è nato, ha avuto, ed ancora si riscontra, un notevole successo.
Indubbiamente le opere di tale "area" posseggono un fascino particolare, il verismo portato all´esasperazione, l´intenso rapporto tra cromia e luce, la forza delle prospettive, vanno di pari
passo con una tecnica esecutiva eccezionale. Sergio Veglio è andato a cercare, di persona, i paesaggi del sud-ovest americano, tagliati nel cielo, e con il pennello e l’acrilico li ha descritti in
un silenzio quasi da incubo. La torre di ferro con le pale per raccogliere il vento del deserto, le pompe di benzina in fila che sembrano giocare con le nuvole, la stazione di carburante che alza in cielo l’insegna di richiamo.
Luoghi lontani e sperduti dove l´uomo appare solo a tratti come un ombra. Poi il primo piano di un volto femminile con le gigantesche labbra rosse, richiamo di infiniti desideri ed
il ritratto di una neonata, momenti fuggenti e persino crudi che nel dipinto assumono l´aspetto di entità traslunate. Il grande formato del quadro concorre ad aumentare la suggestione.
Ultimamente Sergio Veglio subisce l´attrattiva delle auto, sfilano quelle d´epoca e le rosse Ferrari Formula Uno, nel salone vendita tra i riflessi del vetro che fa rimbalzare dentro al locale e sulle vetture immagini diverse, ed il bolide di Mansell inattesa di gettarsi in pista.
Profondità, colori, scritte, un mondo reale che il pittore ha spinto verso la metafisica, verso la potenza figurale.
Documenti di un´epoca che la fotografia vuole controllare, attraverso una dimensione che poi diviene “poster”.
Nell´iperrealismo di Sergio Veglio esiste anche e soprattutto, il pittore.

 

La Gazzetta del Piemonte
venerdì 26 novembre 1991

Nella personale di Sergio Veglio si è colti da un vago senso di sgomento nell’osservare le tele. E’ una sensazione che da gioia e mette subito a proprio agio.
Avviene quasi un´esplosione di colore, ed è immediata consapevolezza di aver superato il baratro. Si, è proprio un baratro quello che separa il mondo reale dalla rappresentazione pittorica che Veglio ci propone. L´artista, la cui collocazione iperrealista spiega assai bene ciò che esprime, è un fedele, anzi fedelissimo, riproduttore del mondo che lo circonda.
In particolare il mondo degli Usa che lo hanno plasmato (almeno dal punto di vista pittorico), che ne hanno alimentato la struttura creativa e, che ne hanno fatto un valido loro
"figlio d’arte". Una mostra quindi, piacevole e che merita di essere vista.

 

La Valsusa
giovedì 21 novembre 1991

G. FERRERO

Sergio Veglio presenta in questi giorni alla Galleria Del Ponte in Susa, che indubbiamente lascerà traccia profonda nel ricordo dei visitatori una mostra dove l´iperrealismo di importazione Usa recita autoritariamente la parte di primo attore: una serie di opere che un osservatore frettoloso e superficiale potrebbe anche scambiare per elaborate gigantografie uscite da un
laboratorio fotografico, ma che, invece hanno tutto il particolare fascino delle opere d´arte "create in studio", con la forza di una tecnica esecutiva eccezionale che ,sapientemente
ponderando il rapporto tra grafia, cromia e luce, giunge allo sbalorditivo colpo d´occhio di un iperrealismo portato esasperazione. Sono visioni calde e palpitanti di un´America colorita e
tecnicizzata, dove inevitabilmente il panorama, che si costruisce su uno sfondo tormentato di voluminosi ammassi di nubi, è sempre un panorama costellato dei segni tipici della
società industriale, dove l’uomo, se e per quanto appare, si identifica soltanto nella sua microscopica evidenza. Tipica e smagliante espressione di questa civiltà industrializzata sono le
luccicanti rosse Ferrari, le aristocratiche Lancia Aurelia di un bel "tempo che fu", i prototipi prepotenti di una industria automobilistica che costituisce l’ambizioso status-simbol dell’esistenza di oggi. Un mondo di attivitą e di “colossi” che la potenza figurativa di Veglio esalta in tutta la sua evidenza: documenti visivi ed ossessivi di un’epoca dove siamo condannati a vivere. Una rassegna da vedere, non soltanto per assecondare la curiositą, ma perché anche per questo nuovo modo di fare arte, ha un suo particolare linguaggio che ha tante cose da dirci e da
insegnarci.

LUIGI ROCCA

Le sue variazioni cromatiche sono delicate ed insieme forti, scorrevoli e pacate, in cui la prospettiva e le tecniche cedono sovente il passo ad una trama costruttiva che nasce spontanea, da
una visione di insieme che è nell’animo prima che nella mente.

 

Luna Nuova
venerdì 29 novembre 1991

Sergio Veglio, pittore iperrealista, che espone alcune delle sue pregevoli opere, spesso ispirate a paesaggi urbani e non del panorama statunitense contemporaneo. I magici colori acrilici
delle sue tele, molte delle quali anche ispirate dall’automobile, dalle Ferrari alla gloriosa Aurelia B24, catturano accattivanti l’interesse del pubblico anche distratto. … Veglio che in quei
posti avrebbe voluto nascere, riporta nelle sue opere una scelta cromatica e spesso accentua specie nei paesaggi i toni già forti di quei grandi scenari. Una tecnica pittori causata oggi analogamente, anche nella scelta dei tagli di inquadrature, in molti video e film americani stile Miami Vice, tanto per fare un esempio. Di Veglio è anche l´opera "Susa´s Rainbow" usata come
manifesto nell´ultima edizione di "Artisti per le vie di Susa".

 

Stampa Sera
sabato 7 dicembre 1991

ANGELO MISTRANGELO

Nel presentarlo in catalogo Vittorio Bottino parla di iperrealismo e di una particolare attrattiva dell’autore per il mondo dell’automobile. Nei suoi acrilici su tela si scoprono le
stazioni di servizio degli Stati Uniti con grandi autobotti, cieli percorsi da nuvole bianche, le ampie distese di un paesaggio talora desolato al di lą della lucentezza delle carrozzerie. Veglio ha tradotto in una nitida rappresentazione la Ferrari TestaRossa, la GTB Turbo, l’elegante linea della Daytona. In ogni caso suggerisce una personale interpretazione del Texas e della
California, del mito americano, di un ambiente avvertito come simbolo di una realtą diversa da una pił consueta natia Torino.

 

Servizi Culturali Exedra, comunicato stampa

DOTT. LUCIA RAPISARDA

L´artista appartiene alla corrente iperrealista, espressione dell´ultima frontiera artistica americana, figlia del realismo americano e della pop-art di cui Andy Warhol è il rappresentante più conosciuto. Nato in Usa all’inizio degli anni ´,70 l´iperrealismo o radilcal realism manca di un manifesto teorico, la caratteristica che riunifica gli iperrealisti va individuata quindi nella
scelta dell´esasperazione del realismo e nella precisione nel riprodurre in maniera sempre più minuziosa e dettagliata la realtà. Sergio Veglio segue l’ispirazione iperrealista anche nella
scelta dei soggetti: particolari del panorama urbano americano, il luccichio delle cromature di automobili e moto, volti e particolari del volto femminile. La resa è quasi fotografica, i colori
brillanti, non sfumati ma nello stesso tempo aggraziati, … L´immagine che predomina nelle sue opere peraltro quasi sempre di dimensioni importanti, oltre a quella delle auto sportive,
assurte a simbolo della sfrenata corsa al progresso e alla ricchezza del mito americano, è quella delle vaste e deserte pianure del sud con le pompe di benzina, anch´esse immagine
dell’artificiale contrapposto alla ferinità della natura qui simboleggiata dagli immensi cieli azzurri in cui l´uomo può spaziare alla ricerca di una tranquillità interiore.